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| I CONVENTI DELLA VALLE SANTA |
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I ripetuti soggiorni di S. Francesco d'Assisi nelle solitudini silvestri intorno a Rieti, ch'egli elesse, coi suoi compagni, per vivervi asceticamente in preghiera e in meditazione, e che furono perciò testimoni di eventi memorabili della storia della Religione minoritica, hanno indissolubilmente legato il nome dei Patrono d'Italia a quello della città Sabina e hanno valso alla sua pianura attraversata dal Velino e ai monti che la circondano il nome di Valle Santa. I luoghi francescani reatini perciò rappresentano una singolare mèta spirituale e lasceranno, in tutti, un ricordo incancellabile. Per la loro visita, si esce da Rieti per Porta Romana e, piegando a destra, s'imbocca una strada che si percorre, costeggiando, a sinistra, il fiume Turano e il piede di colli festosi di vigne e coronati di selve, e avendo, a destra, la ferace pianura. Si raggiunge così un bivio a sinistra, fiancheggiato da una Cappellina, (Km. 2,5) dal quale si stacca una rotabile che sale, in serpentine, al CONVENTO Di FONTE COLOMBO (Km. 2,5 c). S. Francesco fu attratto da un monte rivestito di foltissimi boschi d'elci e di querce, posto in un luogo appartato ed impervio (Fons Palumbae). Vi soggiornò a più riprese e vi subì la dolorosa cauterizzazione degli occhi ammalati. Nel 1223 vi ebbe la visione di Cristo che gli confermò la severa regola definitiva dell'Ordine sì che, per questo evento miracoloso, il monte ebbe, più tardi, il nome di Sinai francescano. Sui fianchi di esso venne eretta, nella seconda metà dei Dugento, una Chiesina dedicata alla Vergine Maria e più tardi vi sorse, in cima, il Convento la cui Chiesa, dedicata ai S.S. Francesco e Bernardino, fu consacrata nel 1450 dal Cardinale Nicolò Cusano. Memorabile la visita di Papa Sisto IV Della Rovere nel 1476, durante la quale egli discese, a piedi scalzi, alla grotta abitata dal Santo.
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La Chiesa e il Convento si affacciano su un piazzale alberato e cinto di siepi, dominato da una Croce di legno. L'ingresso al sacro edificio è sormontato da una lunetta ornata da un deperito affresco quattrocentesco rappresentante la Vergine col Bambino tra i S.S. Francesco e Ludovíco di Tolosa. L'interno imbiancato a calce, ad unica navata e con abside coperta da volta a crociera gotica, ha le finestre chiuse da belle vetrate dipinte di Duilio Cambellotti e custodisce due altorilievi seicenteschi, intagliati in legno da fra Giovanni da Pisa, rappresentanti: * Cristo che detta la Regola a S. Francesco e frate Leone che la scrive e S. Francesco adorante il Crocifisso. A sinistra della Chiesa (per tutte le visite ai Conventi della Valle Santa si chiami un frate che accompagna; è consigliabile lasciare un'offerta), ditrepassando un cancello di ferro, si scende per una cordonata rusticamente seiciata, che fiancheggia le pareti dei Convento alle quali sono murate le * Stazioni della Via Crucís in ceramica vivacemente policromata dei secolo XVIII, forse uscite dalla Bottega dei Gentili. Si giunge così ad una piazzetta sulla quale si trova la dugentesca * CHESINA Di S. MARIA, comunemente detta della Maddalena, con facciata a coronamento orizzontale, sormontata da campaniletto a vela, e con porta archiacuta. All'interno, nel catino absidale, spicca un deperitissimo affresco dei tardo Dugento rappresentante Cristo Benedicente tra Angeli e altre immagini non bene identificabili; sulla parete destra, sono dipinte una * S. Maria Maddalena tutta avvolta nella fluente chioma fuiva, opera d'un pittore umbro dei tardo Trecento, e una quattrocentesca B. Cunegonda (?). A sinistra, nello sguancio della finestrina, è dipinto il simbolico Tau francescano e sulla parete è un mediocre affresco cinquecentesco rappresentante S. Chiara.
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Usciti dalla Chiesina, per una rapida scala si scende nell'ombra dei folto, suggestivo, magnifico bosco di elci e di querce dove è tradizione che gli uccelli non rompano l'alto silenzio dopo che S. Francesco ebbe loro ingiunto di non distoglierlo dalla meditazione coi canto. Si passa vicino a una casetta che custodisce gli avanzi dell'elce sul quale il Cristo apparve al Santo per confermargli la Regola e si raggiunge lo speco dove dimorarono frate Bonizio da Bologna e frate Leone, dei quale s'indica l'impronta dei capo impressa sulla roccia quando egli l'alzò, stupito e intimorito, all'apparire improvviso di Gesù.Di qui si può visitare la Cappella di S. Michele, con lo scoglio incavato che formava il giaciglio dei Santo. Al ritorno, prima di varcare il cancello, si può sostare nel così detto Conventino di S. Bernardino e in alcune cellette dell'antico romitorio nelle quali è ordinato un Museo che raccoglie documenti (la pergamena dei 1450 attestante la consacrazione della Chiesa), libri corali, libri di preghiere, oggetti appartenenti a venerabili frati missionari dell'Ordine e dipinti, per lo più seicenteschi, tra i quali spicca una buona replica di una * tavola dipinta da Saturnino Gatti, rappresentante il B. Vincenzo Aquilano. Discesi da Fonte Colombo, si prosegue, voltando a sinistra, per la strada provinciale, si passa sotto Contigliano, attraversando la parte nuova dei paese, e si arriva al bivio per Greccio (a sinistra, Km. 10) che si raggiunge affrontando un breve percorso in forte salita (Km. 4,6).
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GRECCIO (m. 705)
E' un paese di antica origine medioevale disposto tutt'intorno a una vasta piazza, a mezza costa della catena boscosa dei monti Sabini. Frequentato centro di villeggiatura estiva, vanta una sorgente di acqua salutare (Fonte Lupetto) e una buona attrezzatura ricettiva. Nella Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Michele Arcangelo e fiancheggiata dalla torre medioevale dei Castello trasformata in campanile, alcuni dipinti cinquecenteschi. Dal paese si vede il CONVENTO FRANCESCANO omonimo, aggrappato alla parete di roccia d'un costone boscoso di monte, e lo si raggiunge (Km.2c.) per una strada che attraversa una bella contrada rustica nella quale i campi coltivati si alternano ai folti querceti. La tradizione narra che nel 1217 S.Francesco cominciò a dimorare sulla sommità dei monte Lacerone dominante Greccio, facendovisi un rifugio tra due carpini in un luogo ove sorse, nel 1792, una Cappellina commemorativa. Da quel rifugio scendeva frequentemente a Greccio per predicarvi agli abitanti che menavano vita irreligiosa e, non solo li ricondusse alla fede, ma se li affezionò talmente che essi lo pregavano con insistenza di rimanere presso di loro. Il Santo allora, avvicinatosi un giorno alla Porta del paese, pose in mano ad un fanciullo un tizzone acceso e disse che avrebbe eletto la sua dimora ove il tizzone scagliato fosse andato a finire. Questo, miracolosamente trasvolando per l'aria e superando la valle, andò a colpire la parete rocciosa ove fu fondato il primo ritiro e più tardi, ai tempi di S. Bonaventura, il Convento.
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La strada conduce a una spianata dominata da una rigogliosa quercia donde muove una comoda cordonata che porta sulla soglia dell'edificio conventuale. Si percorre uno stretto corridoio e si raggiunge la Cappella di S.Luca ricavata nella Grotta dove, nella notte di Natale dell'anno 1223, S. Francesco rievocò, in presenza d'una folla di fedeli accorsi da Greccio e dai casolari circostanti, il divino mistero della Natività dei Redentore istituendo la rappresentazione del Presepio.
Sul fondo della Cappella, sopra l'Altare,
si vede infatti un affresco dei Quattrocento di Scuola Umbra
rappresentante, a destra, la Natività di Cristo e, a sinistra, il
Presepio di Greccio. Tra i personaggi, si riconosce il ricco notabile
Giovanni da Greccio, devotissimo dei Santo e ricordato in un importante
documento successivo alla morte di quest'ultimo tra coloro che furono
chiamati a testimoniare sulla verità delle Stigmate.
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Usciti dalla Cappella
dei Presepio e visitati il primo dormitorio dei frati, la cella ove il
Santo dormiva sulla nuda roccia e il luogo dove si trova il pulpito di S.
Bernardino, si passa alla suggestiva *CHIESINA della prima metà dei
Dugento,coperta di volta a botte decorata di stelle e dell'immagine dei B.
Giovanni da Parma, e che conserva, intatti, i rudi stalli dei coro, il
leggio e il supporto ligneo girevole della lanterna che serve a illuminare
le pagine dei libro corale. All'Altare si trova una tavola cinquecentesca
di Scuola Umbra rappresentante la * Deposizione tra Santi, e, sulla parete
sinistra, sopra un interessante affresco trecentesco che raffigura il
Santo a cui un Angelo annuncia la remissíone dei peccati, è incastrato
un ** bel tondo dei Quattrocento attribuito al fiorentino Biagio di
Antonio, rappresentante la Madonna coi Figlio.
In un piccolo Oratorio attiguo, a sinistra, è collocata una tela incollata su tavola probabilmente dei tardo Cinquecento ,rappresentante S. Francesco che si ascíuga gli occhi con un pannolino.
La visita si conclude percorrendo ** l'ascetico DORMITORIO di nude celle lignee risalenti ai tempi di S. Bonaventura. Chi ha tempo disponibile però, non dimentichi di farsi mostrare alcuni interessantí arredi sacri dugenteschi, tra i quali ** i ferri per fare le ostie di cui si serviva il Santo, e di visitare, lungo il sentiero che conduce al bosco, la roccia dei tizzo, il romitorio dei B. Giovanni da Parma e una loggia, quasi sospesa, arditissimamente, a mezz'aria, donde si gode un vastissimo panorama.Chi non può compiere questa parte della visita, non manchi tuttavia di soffermarsi sulla terrazza antistante all'ingresso dei Convento per contemplare ** la veduta della feconda pianura sovrastata dal maestoso massiccio dei Terminillo.
Dal Convento di Greccio si discende, piegando a sinistra, fino al bivio (Km. 2,5 c.), s'imbocca, a destra, la strada per Limiti di Greccio, si prosegue su di essa e si giunge al bivio (a sinistra) con la strada per Terria e Rieti (Km. 3). Da esso, dopo circa dieci chilometri (Km. 10,2), si arriva alla Strada Statale N. 79 per Terni. Si volta allora a sinistra su questa strada e si attraversa il margine orientale dell'agro reatino avendo, a destra,un'amena contrada collinosa e di fronte una catena di monti alti e solenni. Si arriva così al bivio per il paese di POGGIO BUSTONE (Km. 9 c.), che si raggiunge dopo aver affrontato le serpentine di una ripida salita. (Si tenga conto però, a questo punto, che la visita a Poggio Bustone si può anche fare partendo direttamente da Rieti e uscendo sulla Strada Statale per Porta Cintia; Km. 20). Il paese, ricordato fin dal secolo XII, conserva l'aspetto medioevale, una porta archiacuta detta dei “Buon Giorno” (vedi sotto) e la torre scapitozzata dei Cassero. Il 4 ottobre di ogni anno vi si rievoca l'arrivo di S. Francesco e vi si celebra la Sagra della Porchetta.
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Dall'abitato si prosegue poi fino al CONVENTO FRANCESCANO. Secondo la tradizione, S. Francesco si recò la prima volta a Poggio Bustone nel 1209 e rivolse al popolo un amorevole saluto (“Buongiorno, buona gente”); poi si appartò nella solitudine dei boschi vicini e vi tornò sovente vivendo in un romitorio situato sotto l'attuale edificio conventuale o raccogliendosi in preghiera sul monte sovrastante. La Chiesa dei Convento, dedicata a S. Giacomo, risale alla metà dei Quattrocento ed ha, nella funetta dei portale d'ingresso, un deperito affresco di quel lampo. L'interno gotico, ad una navata ed imbiancato a calce, è chiuso dall'abside coperta di volta a crociera. Vi si trovano tele e pitture murali cinquecentesche e seicentesche di mediocre interesse. Nel Chiostro notevoli * una dolce Madonna col Bambino, affrescata nel secolo XV, e le lunette dipinte in modi paesani nel secolo XVII con le Storie del Santo. Alcuni dipinti seicenteschi decorano anche le pareti dei Refettorio e altri sono riuniti nel piccolo ambiente, a destra dell'ingresso al Convento, dal quale si scende a visitare lo Speco abitato dal Santo. Interessante ma disagevole è infine la visita al romitorio sito sul monte, alle radici di una rupe altissima, e trasformato, nel Seicento, in una Cappellina, piccola come un guscío di noce. Il Santo vi ebbe le visioni deli'Angelo annunciantegii la remissione dei peccati e della futura missione di apostolato dell'Ordine, vi fu assalito dal demonio e si salvò dal precipitare in basso aggrappandosi alla roccia e lasciandovi, miracolosamente, l'impronta dei suo corpo. Si giunge al romitorio affrontando un erto e aspro sentiero nel bosco lungo il quale sei edicole adorne di pitture con iscrizioni e costruite intorno alla metà dei Seicento indicano i vestigi di altrettanti miracoli.
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La prima ricorda che il Santo, colto dalla pioggia, cercò di proteggere il breviario nascondendolo in una roccia dove esso lasciò la sua impronta; 45 la seconda presenta l'impronta dei suo corpo e dei suo cappuccio stampatasi sulla roccia quando venne colto dal deliquio; la terza mostra l'orma dei suo piede impressa sul vivo sasso dei sentiero; la quarta reca l'impronta dei braccio che Egli posò sul suolo dopo aver, con esso, benedetto la Valle Reatina; la quinta presenta il vestigio dei ginocchi posato sul suolo all'apparire dell'Angelo; la sesta le impronte dei piedi d'un Angelo apparsogli in forma di fanciullo.
Da Rieti infine, uscendo per Porta Conca, si percorre la Via Angelo Maria Ricci e, oltrepassato il bivio per il viale dei Cimitero, si piega, a destra (Km. 1), sulla strada che conduce (Km. 4) al CONVENTO DELLA FORESTA, appoggiata, a mezza costa, sul fianco di amene colline solatie, festose di vigne e ammantate, in alto, di boschi di castagni e di querce.
La strada si snoda in costante salita e, dopo un'ultima larga curva, discende leggermente, avendo, a sinistra, la veduta dell'edificio conventuate, e, lungo il bordo sinistro, una fila di edicole costruite di recente e adorne di quadri settecenteschi in ceramica policromata di Scuola Napoletana rappresentanti la Via Crucís.
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Secondo uno scrittore di Storia francescana, la più antica Chiesina dei Convento era dedicata a S. Fabiano e officiata da un povero prete al quale chiese asilo S. Francesco nel 1225 compiendo, a favore dell'ospite, il miracolo dei l'abbondantissimo raccolto dell'uva di una vigna vicina, appartenente alla Chiesa, che il popolo, accorso a vedere il Santo, aveva quasi spogliata.
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Un altro scrittore, invece, afferma che, nei dintorni di Rieti, i documenti ricordano l'esistenza di una sola Chiesa di S. Fabiano. Essa era situata sul Colle di Campomoro, a poche centinaia di metri dal rione dei Borgo, e, nel tardo Dugento, vi sorse accanto un Monastero di Ciarisse. Lo stesso scrittore poi ha pubblicato un atto notarile dei 7 settembre 1319 mediante il quale una pia signora di Rieti donò a due romiti, Giovanni e Nicola, un terreno in contrada “La Foresta” sul quale essi avevano costruito una Chiesa dedicata alla Vergine Maria. I romiti abbandonarono poco più tardi la località affidando la Chiesa al Vescovo e al Capitolo di Rieti. Nel tardo Quattrocento i frati Chiarini vi costruirono un Convento dal quale poi si allontanarono e, nella seconda metà dei Cinquecento, il Vescovo di Rieti, Costantino Bargellini, concesse il Convento stesso ai Frati Minori dell'Osservanza.
La Chiesina, ad una sola navata, 48monoabsidata e con caratteri tardoromanici, è orientata da levante a ponente ma venne poi ampliata e l'asse dei nuovo edificio fu diretto da settentrione a mezzogiorno. Secondo il primo scrittore, i due romiti che ebbero la donazione dei terreno nel 1319 fecero l'ampliamento appoggiando la loro alla Chiesa preesistente e i Chiarini abbatterono il muro divisorio; secondo l'altro, l'ampliamento si deve al Chiarini. Sulle pareti superstiti della Chiesina si vedono avanzi di * affreschi rappresentanti Storie della Verginee S. Caterína di Alessandria e intorno all'abside altri * affreschi rappresentanti i S.S. Pietro e Paolo e S. Ludovico di Tolosa (canonizzato nel 1317); nel catino absidale è dipinto un * affresco rappresentante, per il primo scrittore, il Salvatore benedicente tra i S.S. Sebastiano, Fabiano, Gíovanni Battista e una Santa. Di fatto solo il S. Gíovanni Battista è riconoscibile, gli altri Santi e la Santa non hanno attributi che valgano a identificarli con sicurezza. Tutti gli affreschi rimontano al primo Trecento. Nella tribuna della Chiesa ampliata nel 1504 si può ammirare un * bel coro ligneo intagliato dei 1624 e all'Altar maggiore, in una edicola, una malconcia statua cinquecentesca della Vergine col Bambino, in terracotta policromata.
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La visita può anche essere estesa al * rustico ma grazioso Chiostro quattrocentesco e a.una stanza a destra di esso che sarebbe stata abitata dal prete di S. Fabiano. In essa vengono indicati i vestigi dei fondo roccioso della vasca che sarebbe servita per pigiare l'uva dei raccolto miracoloso.Per completare però la visita ai luoghi francescani, si consiglia di salire, da Rieti, ai due Conventísuburbani di S. Antonio del Monte e dei S.S. Marone e Bonaventura.
Al primo si giunge uscendo da Piazza Cavour ed imboccando, a destra, la Via Borgo S. Antonio, ovvero un ripido sentiero che si stacca, a destra, dalla strada anzidetta e affronta un forte pendio, passando tra due file di edicole con quadretti in ceramica della Via Crucis. Il Convento venne fondato nel 1474 e corona, coi suoi bianchi edifici, la sommità di un colle, folto, qua e là, di annose querce, e che si stacca dal sovrastante monte Belvedere. Sull'angolo a ponente della breve spianata che gli si apre dinanzi, si levano due vetusti e maestosi cipressi e accanto ad essi ci si affaccia per godere il panorama della città e la ** vastissima veduta della Valle Santa. D'un qualche interesse è la Chiesa rimodernata nel Seicento. All'Altare della terza Cappella a sinistra è esposto un * bel Crocifisso ligneo quattrocentesco o dei primo Cinquecento, su un fondo affrescato da Vincenzo Manenti, mentre, all'Altare della terza Cappella a destra, si trova una ** tela dei reatino Antonio Gherardi rappresentante la Concezione.
Il Convento dei Cappuccini dei S.S. Marone e Bonaventura si può raggiungere in auto con qualche difficoltà. Si esce da Rieti per Porta d'Arci e s'imbocca, a destra della Via Nazionale Salaria, una rotabile percorrendola fino al piazzaletto dove si trova il serbatoio dell'acquedotto comunale. Di lì è preferibile proseguire a piedi, salendo un rustico, scenografico viale ombreggiato dagli alberi del folto bosco conventuale. Si piega poi a sinistra per una cordonata e si giunge avanti alla bianca e umile Chiesa costruita, insieme al Convento, nel 1578. Nella prima Cappella a destra e nella terza a sinistra si trovano due discrete tele seicentesche rappresentanti il Noli me Tangere e * l'Ascensione attribuita a Cesare Tuppi; un * Crocifisso ligneo dei secolo XIV è appeso all'Altar maggiore verso il Coro. Prima di ridiscendere in città, non si dimentichi di ammirare il ** bel panorama dal piazzaletto dominato da un magnifico elce.
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