Il paese, ricordato fin dal secolo XII, conserva l'aspetto medioevale, una porta archiacuta detta dei “Buon Giorno” (vedi sotto) e la torre scapitozzata dei Cassero. Il 4 ottobre di ogni anno vi si rievoca l'arrivo di S. Francesco e vi si celebra la Sagra della Porchetta.
Dall'abitato si prosegue poi fino al CONVENTO FRANCESCANO.
Secondo la tradizione, S. Francesco si recò la prima volta a Poggio Bustone nel 1209 e rivolse al popolo un amorevole saluto (“Buongiorno, buona gente”); poi si appartò nella solitudine dei boschi vicini e vi tornò sovente vivendo in un romitorio situato sotto l'attuale edificio conventuale o raccogliendosi in preghiera sul monte sovrastante. La Chiesa dei Convento, dedicata a S. Giacomo, risale alla metà dei Quattrocento ed ha, nella funetta dei portale d'ingresso, un deperito affresco di quel lampo. L'interno gotico, ad una navata ed imbiancato a calce, è chiuso dall'abside coperta di volta a crociera. Vi si trovano tele e pitture murali cinquecentesche e seicentesche di mediocre interesse. Nel Chiostro notevoli * una dolce Madonna col Bambino, affrescata nel secolo XV, e le lunette dipinte in modi paesani nel secolo XVII con le Storie del Santo. Alcuni dipinti seicenteschi decorano anche le pareti dei Refettorio e altri sono riuniti nel piccolo ambiente, a destra dell'ingresso al Convento, dal quale si scende a visitare lo Speco abitato dal Santo. Interessante ma disagevole è infine la visita al romitorio sito sul monte, alle radici di una rupe altissima, e trasformato, nel Seicento, in una Cappellina, piccola come un guscío di noce. Il Santo vi ebbe le visioni deli'Angelo annunciantegii la remissione dei peccati e della futura missione di apostolato dell'Ordine, vi fu assalito dal demonio e si salvò dal precipitare in basso aggrappandosi alla roccia e lasciandovi, miracolosamente, l'impronta dei suo corpo. Si giunge al romitorio affrontando un erto e aspro sentiero nel bosco lungo il quale sei edicole adorne di pitture con iscrizioni e costruite intorno alla metà dei Seicento indicano i vestigi di altrettanti miracoli.
La prima ricorda che il Santo, colto dalla pioggia, cercò di proteggere il breviario nascondendolo in una roccia dove esso lasciò la sua impronta; 45 la seconda presenta l'impronta dei suo corpo e dei suo cappuccio stampatasi sulla roccia quando venne colto dal deliquio; la terza mostra l'orma dei suo piede impressa sul vivo sasso dei sentiero; la quarta reca l'impronta dei braccio che Egli posò sul suolo dopo aver, con esso, benedetto la Valle Reatina; la quinta presenta il vestigio dei ginocchi posato sul suolo all'apparire dell'Angelo; la sesta le impronte dei piedi d'un Angelo apparsogli in forma di fanciullo.
Da Rieti infine, uscendo per Porta Conca, si percorre la Via Angelo Maria Ricci e, oltrepassato il bivio per il viale dei Cimitero, si piega, a destra (Km. 1), sulla strada che conduce (Km. 4) al Convento della Foresta, appoggiata, a mezza costa, sul fianco di amene colline solatie, festose di vigne e ammantate, in alto, di boschi di castagni e di querce.