Il Santuario di Greccio

Probabilmente S.Francesco visitò questo luogo già nel 1209, durante la prima venuta nella valle reatina e sicuramente vi transitò altre volte negli anni successivi, durante i suoi viaggi in Italia. Qui poi il Santo, secondo la tradizione, realizzò pe

E' un paese di antica origine medioevale disposto tutt'intorno a una vasta piazza, a mezza costa della catena boscosa dei monti Sabini. Frequentato centro di villeggiatura estiva, vanta una sorgente di acqua salutare (Fonte Lupetto) e una buona attrezzatura ricettiva. Nella Chiesa Parrocchiale, dedicata a S. Michele Arcangelo e fiancheggiata dalla torre medioevale dei Castello trasformata in campanile, alcuni dipinti cinquecenteschi. Dal paese si vede il CONVENTO FRANCESCANO omonimo, aggrappato alla parete di roccia d'un costone boscoso di monte, e lo si raggiunge (Km.2c.) per una strada che attraversa una bella contrada rustica nella quale i campi coltivati si alternano ai folti querceti. La tradizione narra che nel 1217 S.Francesco cominciò a dimorare sulla sommità dei monte Lacerone dominante Greccio, facendovisi un rifugio tra due carpini in un luogo ove sorse, nel 1792, una Cappellina commemorativa. Da quel rifugio scendeva frequentemente a Greccio per predicarvi agli abitanti che menavano vita irreligiosa e, non solo li ricondusse alla fede, ma se li affezionò talmente che essi lo pregavano con insistenza di rimanere presso di loro. Il Santo allora, avvicinatosi un giorno alla Porta del paese, pose in mano ad un fanciullo un tizzone acceso e disse che avrebbe eletto la sua dimora ove il tizzone scagliato fosse andato a finire. Questo, miracolosamente trasvolando per l'aria e superando la valle, andò a colpire la parete rocciosa ove fu fondato il primo ritiro e più tardi, ai tempi di S. Bonaventura, il Convento.
La strada conduce a una spianata dominata da una rigogliosa quercia donde muove una comoda cordonata che porta sulla soglia dell'edificio conventuale. Si percorre uno stretto corridoio e si raggiunge la Cappella di S.Luca ricavata nella Grotta dove, nella notte di Natale dell'anno 1223, S. Francesco rievocò, in presenza d'una folla di fedeli accorsi da Greccio e dai casolari circostanti, il divino mistero della Natività dei Redentore istituendo la rappresentazione del Presepio. Sul fondo della Cappella, sopra l'Altare, si vede infatti un affresco dei Quattrocento di Scuola Umbra rappresentante, a destra, la Natività di Cristo e, a sinistra, il Presepio di Greccio. Tra i personaggi, si riconosce il ricco notabile Giovanni da Greccio, devotissimo dei Santo e ricordato in un importante documento successivo alla morte di quest'ultimo tra coloro che furono chiamati a testimoniare sulla verità delle Stigmate.
Usciti dalla Cappella dei Presepio e visitati il primo dormitorio dei frati, la cella ove il Santo dormiva sulla nuda roccia e il luogo dove si trova il pulpito di S. Bernardino, si passa alla suggestiva *Chiesina della prima metà dei Dugento,coperta di volta a botte decorata di stelle e dell'immagine dei B. Giovanni da Parma, e che conserva, intatti, i rudi stalli dei coro, il leggio e il supporto ligneo girevole della lanterna che serve a illuminare le pagine dei libro corale. All'Altare si trova una tavola cinquecentesca di Scuola Umbra rappresentante la * Deposizione tra Santi, e, sulla parete sinistra, sopra un interessante affresco trecentesco che raffigura il Santo a cui un Angelo annuncia la remissíone dei peccati, è incastrato un ** bel tondo dei Quattrocento attribuito al fiorentino Biagio di Antonio, rappresentante la Madonna coi Figlio. In un piccolo Oratorio attiguo, a sinistra, è collocata una tela incollata su tavola probabilmente dei tardo Cinquecento ,rappresentante S. Francesco che si ascíuga gli occhi con un pannolino. La visita si conclude percorrendo ** l'ascetico Dormitorio di nude celle lignee risalenti ai tempi di S. Bonaventura. Chi ha tempo disponibile però, non dimentichi di farsi mostrare alcuni interessantí arredi sacri dugenteschi, tra i quali ** i ferri per fare le ostie di cui si serviva il Santo, e di visitare, lungo il sentiero che conduce al bosco, la roccia dei tizzo, il romitorio dei B. Giovanni da Parma e una loggia, quasi sospesa, arditissimamente, a mezz'aria, donde si gode un vastissimo panorama.Chi non può compiere questa parte della visita, non manchi tuttavia di soffermarsi sulla terrazza antistante all'ingresso dei Convento per contemplare ** la veduta della feconda pianura sovrastata dal maestoso massiccio dei Terminillo. Dal Convento di Greccio si discende, piegando a sinistra, fino al bivio (Km. 2,5 c.), s'imbocca, a destra, la strada per Limiti di Greccio, si prosegue su di essa e si giunge al bivio (a sinistra) con la strada per Terria e Rieti (Km. 3). Da esso, dopo circa dieci chilometri (Km. 10,2), si arriva alla Strada Statale N. 79 per Terni. Si volta allora a sinistra su questa strada e si attraversa il margine orientale dell'agro reatino avendo, a destra,un'amena contrada collinosa e di fronte una catena di monti alti e solenni. Si arriva così al bivio per il paese di Poggio Bustone(Km. 9 c.), che si raggiunge dopo aver affrontato le serpentine di una ripida salita. (Si tenga conto però, a questo punto, che la visita a Poggio Bustone si può anche fare partendo direttamente da Rieti e uscendo sulla Strada Statale per Porta Cintia; Km. 20).

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