È possibile visitare il castello, con visite guidate, tutti i sabati, domenica e festivi:
Orario:
10.00 11.00 12.00 15.00 16.00
Visite su prenotazioni per i gruppi anche infrasettimanali.
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Questo Castello, per come si osserva nella rapida cronologia che segue, resta uno dei più importanti monumenti artistici dei Rinascimento Italiano. Sorto sulle rovine di un forte Longobardo dell'81 secolo, dopo il suo rifacimento ad opera dei più illustri Architetti dei XVI secolo (Peruzzi padre, Peruzzi figlio e Sangallo) ha accolto nella sua storia avvenimenti storici artistici e religiosi che hanno sensibilizzato l'interesse generale degli studiosi. Il Castello visto in pianta ha la forma di un'aquila e poggia le sue fondamenta su speroni di roccia che gli architetti di oggi ammirano per la genialità di concezione costruttiva. L'ubicazione amena a solo 70 km. da Roma, a circa 600 m. di altitudine, con il clima salubre ed ecologicamente non corrotto, rendono questo storico Castello particolarmente attrattivo al visitatore, che da lontano lo nota sorgere incastonato su un piccolo paesino anche esso di particolare arcaico sapore. Nello scenario rigoglioso e naturale della Valle del Turano, si erge lo splendido castello rinascimentale di Rocca Sinibalda.Celebrato come una delle maggiori realizzazioni architettoniche di Baldassarre Peruzzi, che lo progettò per volere del Cardinale Alessandro Cesarini, il Castello è dotato di ampi saloni affrescati, un giardino pensile e caratteristiche cantine a pietra viva. Una struttura appartata ed elegante, adatta ad ospitare cerimonie, ricevimenti, manifestazioni e conventions.
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CRONOLOGIA STORICA DEL CASTELLO E FEUDO DI ROCCA SINIBALDA
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Prima dei 290 a.c. la località è abitata da pastori Sabini ed ai lati delle alture, rivolti a levante, alloggiano necropoli ipogeiche. Il luogo, forse, si identifica con l'Antica «TREBUILA SUFFENNATES» ed i resti di tombe sono visibili in tutto il territorio, per come risulta dagli scritti di Dionigi di Alicarnasso in «Antiquitates» e da Plinio. Nel 774 d.c. Carlo Magno dona il territorio sabino alla Chiesa, e nell'897 i Saraceni invadono i territori Sabini, distruggono Rieti e massacrano i monaci farfensi. Chi scampa al saccheggio si rifugia sulle alture circostanti: in luoghi di difficile accesso e facilmente difendibili. Da ora in poi la rocca naturale diventa centro abitato. Nel 1050-1065 Sinebaldo, conte e Rettore di Sabina, figlio di Pipino il giovane, a sua volta nipote di Berardo Re d'Italia discendente
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Diretto di Cario Magno, attraverso Pipino figlio, - risulta proprietario dei feudo e fondatore dei primitivo Castello che prende il suo nome Rocca Sinibalda; Sinebaldo, presente il figlio Carboncello investe Berardo, abate di Farfa, dei Castello Terraniano. Nel 1073 circa Berardo, Gran Conte dei Marsi, riceve in dono dal Pontefice Gregorio VII molte terre di Sabina, tra cui Rocca Sinibalda con il suo titolo: nel 1084 in un atto di donazione, fatto a Berardo Abate di Farfa, dal nobile Erbeo, figlio di Teodino (o Tadino) appare per la prima volta, su un documento pubblico, il nome di Rocca Sinibalda, «Roccam de Sinibaldo» (questa donazione si riferisce ad una porzione immobiliare confinante con una cripta detta «della Meretrice» dalle genti di Rocca Sinibalda). Nel 1155 fino al 1159 il feudo ed il Castello sono di Sinibaldo Berardi - figlio di Teodino - Signore di Rocca Sinibalda. Nello stesso anno Sinibaldo Berardi si trasferisce a Palermo al seguito di Ruggero II e nel 1160 procrea S. Rosalia - eroina e futura Patrona di Palermo.
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Mentre nel 1183 il feudo ed il castello sono di proprietà di Rinaldo di Sinibaldo - Signore della città di Mareri e di altre terre d'Abruzzo. Nel 1191 il Castello ed il feudo vengono confiscati a Rinaldo Sinibaldo per avere lo stesso parteggiato per Enrico Vi nella guerra persa contro Tancredi. È da notare che il Castello e il feudo passano in proprietà ad un certo Filippo che assume il cognome di Mareri dando inizio alla omonima famiglia che mantiene la proprietà di Rocca Sinibalda. Nel 1200 circa nasce, nel Castello, S. Filippa Mareri francescana dei Il ordine - fondatrice dei convento di B.go S. Pietro nella valle dei Salto (ora sommerso dalle acque dei bacino idroelettrico) morta nel 1246 ed infine nel 1242 avviene la confisca ai Mareri dei Castello di Rocca Sinibalda dopo l'assedio di Rieti, da parte di Federico li.Nel 1245 il castello è restituito alla famiglia Mareri ad opera di Papa Innocenzo IV e nel 1250 Costanza Mareri eredita il Castello ed il feudo. Nel 1300 circa il Castello ed il feudo risultano di proprietà della nobile famiglia Buzzi di Romancia (o Romagna) e nel 1333 Messer Francesco Leone Buzzi di Romagna (Romancia) ottiene dalla Curia di Rieti il permesso di edificare la Chiesa di S. Giovanni a lato dei «Castelluccio» di cui è Signore. Quando nel 1339 muore Francesco Leone Buzzi gli eredi nominano arbitro della lite successoria, per i beni tra cui Rocca Sinibalda, il Conte di Manoppello.
Nel 1458 il feudo ed il Castello ritornano alla famiglia Mareri. Signore ne è Giovanni Mareri con i fratelli. Papa Callisto I I I impone alla città di Rieti di proteggere la famiglia Mareri e la Università di Rocca Sinibalda. Nel 1486 Giovanni Francesco De Roccha (Mareri) è nominato Capitano Generale dell'Oste dei Reatini, nella Guerra contro Cottonello e gli Orsini. Nel 1500 Feudo e Castello sono di proprietà dei fratelli Muzio e Prospero Mareri. Il conte Muzio è proprietario dei Castello e di parte del feudo ed il Conte Prospero di altra parte dei Feudo. Nel 1502 da una breve di Papa Alessandro Vi - Borgia - dei 24 aprile, risulta che Paolo Orsini, accompagnato dal Commissario Papale ' Pietro Grifi, alla testa di soldatesche munite di macchine da guerra, espugna il castello e subito dopo il Castello ed il paese sono affidati in custodia al Comune di Rieti.
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Nel 1504 Papa Giulio I I, Della Rovere, conferma il provvedimento di Alessandro Vi e custode dei castello risulta Piergiovanni di Marco Cappelletti, che detiene i beni per il Comune di Rieti in nome dei Papa; ma a seguito delle dimissioni dei Cappelletti, viene nominato Castellano -Giovanni di Santi Petroni detto Santinello. A quei tempo il «castelluccio» era difeso da «17 boche di foco». Nel 1524, Ufficialmente, Muzio Mareri, conserva ancora il titolo di «Signore di Rocca Sinibalda» e con tale titolo sposa Sabina Savelli. ancora proprietario dei castello ma non ne ha il possesso e la disponibilità. Nel 1527 Papa Clemente Vil - Medici - immette nel possesso dei castello e della metà dei feudo il Cardinale Diacono Alessandro Cesarini, il 21 febbraio 1527, poco prima dei sacco di Roma iniziato il 6 maggio. Alessandro Cesarini era stato creato cardinale da Papa Leone X nel 1517. Fu vescovo di Albano, di Palestrina e di Cuenca (Spagna) organizzò il Concilio di Trento; fu determinante nell'elezione di Paolo Ili, Farnese, fu mediatore tra Carlo V e Francesco I. Egli nel 1527 era già feudatario, per eredità, di Belmonte, confinante con i feudi di Rocca Sinibalda e strettamente imparentato con la nobile famiglia Colonna.
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Nel 1530 il cardinale Alessandro Cesarini commissiona la riforma dei «castelluccio» medievale in castelio residenziale fortificato, all'architetto Baldassarre Peruzzi da Siena; questi predispone piani e disegni. I disegni sono a Firenze agli Uffizi al nr. 579-A e 4204-A. Fino al 1533 i lavori di ampliamento e di rafforzamento dei castello sono in pieno svolgimento come risulta da atti Reatini notarili. Nel 1534 viene eletto Papa Paolo Il] - Farnese e Baldassarre Peruzzi è nominato Architetto della Fabbrica di S. Pietro ed intanto anche se non ancora ultimati i lavori di riforma, il castello nuovo in gran parte è già abitabile. Viene ospitata nel castello Margherita d'Austria, figlia dell'imperatore Carlo V futura Duchessa di Parma e Piacenza: Viene anche ospitato Papa Paolo I I I. Nel 1536 muore Baldassarre Peruzzi il 6 gennaio. I lavori vengono continuati da Antonio da Sangallo il giovane; da De Rocchi e da Sallustio Peruzzi, figlio di Baldassarre che nel 1537 terminano i lavori di riforma. Negli anni seguenti vengono decorate le pareti dei saloni con affreschi e ne sono autori i migliori pittori operanti in quel tempo in Roma: Perin Dei Vaga, Polidoro da Caravaggio, Giovanni da Udine e loro aiuti, nel 1542 Alessandro Cesarini acquista l'altra metà dei feudo, già confiscata a Prospero Mareri nel 1526. Nel 1542 Alessandro Cesarini, prima di morire, istituisce su tutti i suoi beni un perpetuo fidecommesso a favore dei cugino Giuliano Cesarini, Gonfaioniere dei Senato di Roma, figlio di Giangiorgio - vicinissimo alla corte Papale dei Farnese ed alla casa imperiale degli Asburgo. Alla morte dei cardinale Alessandro, Giuliano Cesarini da potente diventa potentissimo e parteggia apertamente per gli Spagnoli. Nel 1555 ali:inizio dei pontificato di Paolo IV - Carafa - tutti i beni dei Cesarini vengono sequestrati temporaneamente perchè Giuliano Cesarini aveva partecipato
alla congiura, svoltasi in casa dei cardinale Guido Ascanio Sforza, in cui si decise di trasferire le galere comandate da Carlo Sforza da Civitavecchia a Napoli, ovvero dallo schiarimento Francese a quello Spagnolo.Il castello è ancora sotto sequestro fino al 1556. Il consegnatario dei beni dei Cesarini è Giuseppe Ancini che redige l'inventario delle cose a lui consegnate: 71 corsaretti, 36 cannoncini, 300 archibugi finiti, 333 celate, 8 archibusí da posta, 36 archibusi dorati forniti di velluto, 5436 libbre di salnitro.
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Quale Castellano e difensore dei castello è inviato e nominato il Cap. Maccione fiorentino, con una guarnigione, prima di venti, poi di cinquanta uomini e nel 1558 il castellano Maccione è sostituito da tale Marcello il 16 settembre di quell'anno stesso. Nel 1559 in sede vacante, tutti i beni confiscati ai Cesarini vengono integralmente restituiti con aggiunta di compenso pecuniario. Ne segue il periodo di splendore dei castello fino al 1590. Castellano e proprietario è sempre Giuliano Cesarini (Gonfaioniere di Roma) a cui succede alla sua morte il figlio Giorgio Cesarini. Vengono invitati i maggiori artisti operanti a Roma, perchè affreschino le pareti dei saloni: Paolo Brii, Taddeo e Federico Zuccari, Antonio Tempesta, Nicolò Circignani detto il Pomarancio, ecc. A quel tempo ai Cesarini appartengono in Sabina, oltre al feudo di Rocca Sinibalda, i feudi dei dintorni: Torricella, Stipes, Belmonte e Frasso, come risulta da un inventario redatto il 20 dicembre 1578 firmato dallo stesso Giorgio Cesarini. Nel 1600 il 18 luglio il Cesarini vende il feudo, compreso Beimonte, ai fratelli Ciriaco e Adrubale Mattei e nel 1615 il 5 luglio il feudo di Rocca Sinibalda è eretto a Marchesato con breve di Papa Paolo V.
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Nel 1656 la grande peste di Napoli raggiunge Rocca Sinibalda e tutte le pareti dei Castello vengono ricoperte di uno spesso strato di calce. Scompaiono così i meravigliosi affreschi sotto allo scialbo e vi rimarranno per alcuni secoli. Nel 1672 il feudo ed il castello sono dei Duca Geroiamo Mattei - come risulta da ordini da questi firmati il 20 marzo. Nel 1678 per 85.000 scudi, il 13 novembre, previa autorizzazione chirografa di Papa Clemente X, la Duchessa Eugenia Spada - Mattei ed il figlio Cardinal Fabrizio Spada - tutori di Alessandro Mattei fu Duca Gerolamo - vendono al Duca Lante Della Rovere i feudi di Rocca Sinibalda, Beimonte e Antuni. Un chirografo dello stesso anno dei Papa Innocenzo XI, conferma l'autorizzazione di cui sopra e in quell'anno Papa Innocenzo Xi - Odescalchi - eleva a ducato il feudo di Rocca Sinibalda con breve dei 19 settembre 1685, e lo stesso Papa eleverebbe il feudo a principato con breve dei 19 dicembre.
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Nel 1710 nel mese di maggio scoppia la S. Barbara dei Castello, si sbreecia lo sperone anteriore dei mastio ed un incendio furioso distrugge il loggiato dei cortile, i ponti levatoi ed il grande salone dei piano nobile. Nello stesso anno i cannoni della Rocca vengono trasferiti a Caste] S. Angelo in Roma. Nel 1739 il 3 ottobre i Lante della Rovere vendono per 40.000 scudi Rocca Sinibalda e Belmonte al Marchese Innocenzo Muti-Buzzi. Il castello viene restaurato nella parte sinistrata e nel salone di ricevimento al primo piano vengono dipinti gli affreschi rappresentanti i feudi di: Rocca Sinibalda, Torricella, Antuni, Pantana e Belmonte, oltre agli stemmi dei Casato Muti-Buzzi.
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Nel 1763 un chirografo di Papa Clemente XIII, dei 15 novembre, concede al Marchese Innocenzo Muti di creare due compagnie di fanti per il feudo. Il 21 gennaio 1777 i Muti vendono, per 50.000 scudi al milanese Marchese Antonio Menafolio, feudo e Castello. Il 16 dicembre 1781 un chirografo di Papa Pio VI - Braschi - certifica la vendita dei feudi da Enrico Manfolio, figlio di Antonio, al Marchese Amanzio Lepri e il 21 gennaio 1782 il Marchese Amanzio Lepri lascia per testamento, tutti i suoi feudi, compresa Rocca Sinibalda, a Papa Pio Vi a condizione che questi ne lasciasse erede il nipote Luigi Braschi-Onesti. Si sa che nel 1785 circa, Vincenzo Monti è ospite dei castello. Nel 1802 Marianna Lepri, nipote di Amanzio, impugnata la validità dei testamento e promossa una causa contro i Braschi, con processo autorizzato da Pio VI, conclude un compromesso con il quale l'eredità viene divisa tra Luigi, nipote dei Papa - a cui tocca parte dei feudo - e Marianna Lepri a cui tocca il Castello. li trattato di «concordia» viene steso il 16 ottobre 1802 con beneplacido dei Papa. Cosi dopo 20 anni di usurpazione da parte di Luigi Braschi, il castello passa a Marianna Lepri. Durante i suddetti 20 anni, il Duca Luigi Braschi si fregia anche dei titolo di Principe di Rocca Sinibalda. Nel 1816 il castello è di proprietà di Alessandro Curti Lepri mentre nei 1843 proprietario è il Marchese Ferdinando Lorenzana. Nel 1860 proprietario risulta il marchese Basiflo Parent de Caviiie, belga. Nel 1901 proprietario dei Castello è il belga Marchese Armando Renses. Nel 1903 parte dei Castello è adibita a Municipio, Pretura e quartiere dei Reaiì Carabinieri di Rocca Siníbalda e Vittorio Emanuele III, re d'Italia visita il Castello. Nei 1908 proprietaria è la marchesa Natalia Uskull - Giugni una Russa, che tenta di creare nel Castello un centro riformista protestante.
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Il tentativo fallisce per l'opposizione di: parroco, sindaco e abitanti. Nel 1920 l'avvocato Bartolo Corbi di Avezzano acquista il castello, ne inizia il restauro integrale con l'approvazione della Sovraintendenza ai Monumenti. Nel 1928 la Sovraintendenza ai Monumenti dichiara il castello Monumento Nazionale. Nel frattempo si scoprono alcuni affreschi finché l'avvocato Corbi vende il castello alla Soc. Nuova Parva - Domus - Roma. L'amerícana Caresse Crosby acquista il castello e vi insedia la sede dei centro dei cittadini dei Mondo libero. Si scoprono altri affreschi che vengono mediocremente restaurati. Nel 1973 ne è proprietaria la Soc. Gionata amministrata dal Barone Giuseppe De Stefani che con infinito amore, sacrifici e dedizione intraprende la colosslie opera di restauro di questo meraviglioso Castello nell'intento di riportarlo all'antico splendore ed egli pertanto provvede al ripristino degli affreschi,ai loro restauri,all'arredamento e alla creazione dei giardini penzili completamente trascurati nel passato.
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